Anche quest'anno la Caritas Diocesana di Nola ha voluto essere presente attivamente in Albania riproponendo ai giovani della diocesi l'esperienza del campo-lavoro dal 10 luglio al 15 agosto, ad Elbasan, nel cuore del paese. P. Arturo questa volta ha voluto che anche la nostra Opera fosse presente in modo concreto inviando me, novello sacerdote, insieme a Fr Giuseppe Pizza, prossimo diacono, a condividere con don Baldo, direttore della Caritas, don Aniello Tortora e i giovani volontari del secondo turno, questa esperienza indimenticabile.
Quest'anno come lo scorso anno si è provveduto alla ristrutturazione di una Scuola Materna della città e alla creazione di un centro sportivo polivalente presso la missione dei Padri Orionini.
Elbasan conta circa 70.000 abitanti ed era, al tempo di regime, un grosso centro industriale di cui adesso rimangono solo le tracce di un mega complesso siderurgico, le fabbriche per la lavorazione di marmellate, del legno e del tabacco, oggi semiabbandonate, fatiscenti e inadeguate. La città oggi ostenta una lenta ripresa; si vedono bancarelle un po' dappertutto e bar pieni di uomini in tutte le ore; tante grosse automobili sfrecciano dribblando le buche delle strade asfaltate. La cosa che è saltata subito all'occhio fin dal nostro arrivo a Durazzo, è il vedere, installate su balconi fatiscenti, enormi antenne paraboliche, sembrano delle enormi orecchie sul mondo che permettono di vedere e di sentire quello che per cinquant'anni è stato proibito. E' bastato spostarsi a Serice, il villaggio tra le montagne dove lo scorso anno i volontari hanno ristrutturato la Scuola Elementare, per vedere un'altra faccia del paese pecore, mucche, asinelli, donne, bambini e vecchi sporchi e poco vestiti che sbucavano da tutte le parti per venirci incontro e salutare gli amici italiani, nella speranza di ricevere qualche caramella, un cappello, una bottiglia di plastica vuota, utilissima per l'approvvigionamento d'acqua, una saponetta, uno shampoo, un paio di scarpe. Mi è sembrato di rivivere alcune scene viste in televisione dello sbarco degli americani in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Per capire meglio la situazione della Chiesa cattolica nel paese è necessario farne un po' di storia. Il dominio dei turchi dal XIV secolo fino al 1912 ha fatto penetrare profondamente l'Islam nei costumi e nella cultura del popolo albanese. Nonostante ciò non sono venute meno le tracce dell'evangelizzazione che risalgono ai tempi apostolici.
Ottenuta l'indipendenza dai turchi, il cattolicesimo ebbe un periodo di espansione fino al 1945, anno in cui fu proclamata la Repubblica Popolare di Albania sotto il regime comunista di Enver Hoxha.
E' questa il periodo più buio della storia del Paese. La Chiesa fu violentemente perseguitata e costretta a vivere nelle "catacombe".
Un grandissimo numero di sacerdoti, vescovi religiosi vennero giustiziati o morirono di stenti in carcere o nei campi di lavoro.
Le chiese furono distrutte o trasformate dal regime in palestre, cinema, ristoranti o gabinetti.
Nel 1990 avviene il miracolo. Il Paese riprende la vita democratica. Dopo le libere elezioni del 1992 con la vittoria del Partito Democratico e la nomina a Presidente della Repubblica di Sali Berisha, il Paese è in una fase di transizione di mercato che, purtroppo, ha fatto salire il tasso di disoccupazione. L'anno scorso, in un referendum popolare, è stata respinta la nuova Costituzione che poteva essere un primo passo verso la riorganizzazione del Paese.
E' stato un voto non contro la Costituzione, ma contro il Presidente che ha fatto tante promesse, ma la gente è stanca di aspettare, ha bisogno di regole per poter ricominciare.
Abbiamo trovato tanti giovani con la voglia di ricominciare e di fare qualcosa per questo Paese, più che dare "abbiamo ricevuto" tanto da questi nostri "fratelli".
Follereau a proposito diceva: nessuno è così povero da non poter offrire qualcosa, né così ricco da non poter ricevere qualcosa.
E la conferma di un bisogno non solo materiale, ma anche umano e spirituale di rapporti e di condivisione che ci ha uniti e che ha animato le nostre giornate albanesi.
Senza voler esagerare la nostra presenza in Albania è stata l'immagine visibile di un'evangelizzazione che parte da gesti concreti di solidarietà, frutto dello spirito evangelico delle "beatitudini".
Il cuore di P. Arturo, che non si stanca mai di amare, vorrebbe abbracciare tutti i bimbi del mondo, anche quelli albanesi e riempirne i loro cuori di gioia...
E' sempre una goccia quello che si riesce a fare, ma tante gocce messe insieme, formano l'oceano.
Ai giovani albanesi auguro di continuare a sperare in un futuro migliore e a proseguire nella via intrapresa, con la certezza di avere tanti giovani amici italiani che vogliono condividere con loro la lotta alla povertà materiale e spirituale dell'Albania.
Salvatore Falco
Pubblicato in Redenzione ANNO XLVI - N.8 - OTTOBRE 1995.


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