Il divorzio è "una piaga" per la società civile e ha effetti "devastanti", Giovanni Paolo II ha usato parole durissime contro chi non riconosce, anche da un punto di vista legislativo, l'indissolubilità del matrimonio, e ha rivolto un appello all’obiezione di coscienza di giudici e avvocati civili nel "declinare" la loro cooperazione "per una finalità contraria alla giustizia com'è il divorzio". L'assenza dell'indissolubilità matrimoniale, ha proseguito Giovanni Paolo II nel suo discorso, "ha conseguenze che si propagano nel campo sociale e influiscono negativamente sulle nuove generazioni dinanzi alle quali viene offuscata la bellezza del vero matrimonio". È inutile nascondere che il monito di Giovanni Paolo II non è piaciuto a molti, secondo un sondaggio di Datamedia Ricerche, l'87% degli intervistati ha espresso parere negativo sulla secca presa di posizione del Vaticano. Il monito del Papa contro il divorzio non trova d'accordo 9 italiani su 10 e gli operatori del diritto, dai quali piovono molte prese di distanza. A partire dagli avvocati, che giudicano "irricevibile" l'invito del Pontefice. "Se si fosse rivolto agli avvocati cattolici non ci sarebbe stato nulla da eccepire" ha osservato il presidente del Consiglio Nazionale forense Nicola Buccico che ha rivendicato anche "la necessità di assistere e difendere i cittadini che a noi si rivolgono per conseguire i diritti decisi dalle leggi". Anche il ministro della Giustizia Roberto Castelli, chiude la porta all'appello del Papa, l'obiezione di coscienza ''da parte dei magistrati non è possibile; non è immaginabile un magistrato che possa fare disubbidienza civile''. Insomma: "libero Stato e libera Chiesa".
Stando al sondaggio di Datamedia, il 63,6% degli intervistati dice di essere "poco d'accordo, mentre il 23,9% "non è per nulla d'accordo". Contro l'11,6 di risposte positive di cui l'8,3% abbastanza d'accordo e il 3,3% molto d'accordo. Una posizione, spiega Datamedia "confermata anche dalla richiesta di ritorno a pieno titolo dei divorziati e risposati nel seno della Chiesa". Inoltre, un precedente sondaggio effettuato dalla stessa società aveva evidenziato che il 74,7% degli italiani rispondeva sì all'ipotesi (mentre il 16,8% rimaneva contrario).
Proviamo a ragionare sulle ragioni "teologiche" per cui il matrimonio religioso non si può sciogliere.
L’indissolubilità del matrimonio è fondata sull’amore reciproco dei coniugi così come sull’amore reciproco è fondata l’indissolubilità delle Tre Persone Divine e l’indissolubilità del matrimonio tra Gesù lo Sposo e la Chiesa, Sposa di Gesù.
Se per impossibile, le Tre Persone Divine cessassero di amarsi, si spezzerebbe la loro unità e si dissolverebbe lo stesso Dio; se per impossibile, Gesù non amasse più la Chiesa e la Chiesa non amasse più Gesù, Gesù e la Chiesa romperebbero la loro unità sponsale.
Ciò che non è possibile nella Trinità Divina e in Gesù e nella Chiesa, si può, invece, verificare, e spesso si verifica, tra i coniugi cristiani e non cristiani. Come l’esperienza ci attesta, avviene che dei coniugi dissolvano irrimediabilmente il loro matrimonio per colpa di uno solo o di ambedue. Ciò ci induce ad affermare che l’indissolubilità del matrimonio, per esprimerci in termini filosofici, è di ordine morale e non fisico. Ossia: i coniugi, pur essendo tenuti in coscienza a rimanere uniti, hanno, purtroppo, la triste colpevole possibilità di rompere la loro unità.
Alla medesima conclusione ci porta la riflessione sulla natura dei precetti negativi: Dio ordina all’uomo di non compiere un determinato atto perché l’uomo è in grado di compierlo, benché colpevolmente. Se l’uomo non avesse la possibilità di compiere un determinato atto peccaminoso, Dio non glielo vieterebbe: così non gli vieterebbe di rubare se non potesse rubare. Allo stesso modo, Gesù non avrebbe imposto agli sposi il precetto: "L’uomo non separi ciò che Dio ha unito" (Mt 19,6), se i coniugi non potessero separarsi.
La dissoluzione del matrimonio in modo irrimediabile come irrimediabile è l’uccisione di un uomo, assume una gravissima colpevolezza, ma la Chiesa, nei confronti dei coniugi colpevoli divorziati e risposati con una terza persona, oggi deve usare maggiore misericordia che non in passato: come perdona l’omicida veramente pentito, pur essendo nell’impossibilità di ridare la vita al fratello ucciso, così deve perdonare e riammettere ai Sacramenti i coniugi divorziati e veramente pentiti, anche se si trovano nell’impossibilità di ricostruire la loro unità e si sono risposati con un altro uomo o con un’altra donna: uno studio accurato di Giovanni Cereti prova che nei primi secoli la Chiesa, ai cristiani divorziati e risposati, concedeva di continuare a convivere con il nuovo coniuge, se erano veramente pentiti e si sottomettevano ad una adeguata penitenza.
Giovanni Paolo II ha esortato i cristiani a battersi contro ogni "rischio di permissivismo in questioni di fondo concernenti l'essenza del matrimonio e della famiglia". Ma non ha invitato ad accogliere, accettare e aiutare i tanti cristiani divorziati e che quasi sicuramente non hanno preso questa decisione senza dolore e con leggerezza, e certamente non potrà bastare il riconoscimento pubblico del matrimonio indissolubile negli ordinamenti giuridici civili per eliminare "la piaga sociale" del divorzio. Quando si parla di divorzio si pensa soprattutto alla sofferenza dei figli soprattutto se bambini. La domanda da farsi è: meglio due genitori divorziati o meglio due che senza amarsi decidono di salvare "l’essenza del matrimonio"? Ricerche sul divorzio hanno dimostrato che i bambini possono crescere felicemente anche quando i loro genitori sono divorziati. Il fattore critico è la reazione che i genitori stessi hanno durante la separazione e come affrontano il proprio dolore. Quando i genitori faticano nell’accettare il proprio divorzio per troppo tempo, anche i bambini lo fanno.
Le madri e i padri che accettano la realtà del proprio divorzio senza perpetuare la rabbia e il dolore, fanno il possibile affinché i loro bambini abbiano un’infanzia serena. I bambini soffrono di più quando i genitori rifiutano di andare avanti e continuano sul piano del pieno conflitto. Infatti, il maggior peso che bisogna superare per aiutare i bambini è sempre legato ai genitori, raramente ai bambini.
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