martedì 22 febbraio 2011

PESIERI E PAROLE SUL MONDO GLOBALIZZATO

PESIERI E PAROLE SUL MONDO GLOBALIZZATO

Distruzione o scambio culturale? La globalizzazione é uno dei fenomeni sociali su cui più si dibatte attualmente. Il suo impatto e le conseguenze nella vita dell’uomo contemporaneo, costituiscono un oggetto di studio basico per l’antropologia moderna.

Quando parliamo di “globalizzazione” ci riferiamo implicitamente ad una gran varietà di concetti. La parola é “polisemica”, poiché allude a molti processi distinti che stanno occorrendo oggi o che occorrono da 500 anni e che sembrano far parte di uno stesso concetto. Alcuni di questi processi si riferiscono alla desindustrializzazione dei paesi occidentali e il trasferimento delle industrie nei paesi a basso costo di manodopera. All’organizzazione dei processi di produzione a scala globale mediante la divisione internazionale del lavoro. All’espansione e alleanze delle multinazionali per riempire tutti gli spazi disponibili nel mercato. All’inserzione delle forme d’economia locale nei mercati mondiali. Alla migrazione di manodopera a basso costo dei paesi poveri verso le società opulenti. Allo sviluppo della tecnologia informatica. Alla fabbricazione di prodotti culturali occidentali (specialmente nordamericani) destinati al consumo in tutti i mercati del pianeta. Alla perdita, volontaria e involontaria, della capacità di regolare i settori dell’economia e sociali dei singoli stati. Alle alleanze commerciali e politiche di alcuni stati di carattere tras-nazionale (UE, NAFTA, Mercosur, ecc.). Alla caduta delle barriere doganali per favorire il commercio e il flusso di capitali.

Parliamo di globalizzazione, ma in realtà dobbiamo affermare che è ormai cominciata la post-globalizzazione. Il sistema ha dimostrato che non funziona e non può sostenersi da solo. Ai consumatori assicurano che tutto va bene, che grazie all’internazionalizzazione dei mercati ci saranno più posti di lavoro, più opportunità per tutti, che questa è l’occasione per i paesi in via di sviluppo per superare i propri problemi economici.

Le statistiche della Banca Mondiale del Lavoro affermano che nel 1980 circa un 50% della popolazione mondiale viveva con meno di due dollari al giorno. Oggi le cose vanno meglio, già non sono due dollari ma 2.01. Che gran miglioramento! Gli Stati Uniti continuano ad imporre la propria autorità nel nome della libertà e di una vita degna.

Nei paesi dipendenti dell’impero americano come il Brasile l’incremento dell’economia è del 110%, però gli abitanti sono i più poveri del mondo.

In Messico esistono sessanta milioni di persone (60% della popolazione) che vivono in condizioni di estrema povertà. Il 70% delle famiglie povere messicane riesce a spendere solo il 10% di quello che spendono le famiglie ricche. L’1% del totale della popolazione spende il 20% dell’economia nazionale. In Messico le statistiche economiche affermano che l’agricoltura è nelle sue migliori condizioni perché produce più del passato. Allo stesso tempo però, esistono 25.000 contadini senza lavoro e molti devono abbandonare la propria terra e cercare condizioni di vita migliori negli Stati Uniti.

In tutto il mondo le persone, preparate professionalmente, hanno avuto un incremento della loro qualità di vita, però coloro che non sono preparati hanno subito perdite incalcolabili. Sembra che la crescita che promette il sistema si concentra unicamente in piccoli settori che insieme formano ciò che si denomina “la società globalizzata”.

La globalizzazione risulta così essere un sistema che distrugge più di quello che da, che toglie ad alcuni per dare ad altri.

I governi sono i principali agenti della globalizzazione. Sono quelli che hanno smantellato le reti di protezione dei cittadini. Il cuore del sistema sono le multinazionali: 65.000 organizzazioni che danno lavoro a 200 milioni di persone (33% della popolazione mondiale) e che rappresentano il 40% del prodotto interno lordo mondiale. Il 70% del commercio mondiale dipende oggi dalla globalizzazione e i suoi benefici sono unicamente per una piccola parte della popolazione mondiale.

Non possiamo certo dire che oggi viviamo i benefici della globalizzazione, non li viviamo perché siamo in un’epoca di guerre e di morte continua. La politica degli Stati Uniti non è una politica economica, è una politica di guerra, di conquista, tanto economica quanto culturale e il “dopo 11 settembre” lo conferma.

Ormai i singoli cittadini non hanno più la possibilità di decidere il destino dei propri paesi, è sempre più difficile per il singolo individuo, scegliere la forma di vita che preferisce o che più gli conviene.

Quali opzioni abbiamo? È molto difficile decidere. Ormai non è possibile una desglobalizzazione perché, i paesi sono mutuamente condizionati dal commercio mondiale. Quello che si può fare è darle un nuovo senso a questa globalizzazione, cioè capirne i vantaggi e i lati positivi. Ci riferiamo al tema degli scambi culturali, l’avvicinamento più profondo dei singoli agli ideali mondiali. Al rispetto di tutte le culture e alla loro integrazione. Alla difesa mondiale dei diritti umani, alla crescita integrativa di tutti i popoli. Per raggiungere tali obiettivi sarà necessario introdurre in tutte le organizzazioni commerciali, civili e governative una morale basata nel principio del “riconoscimento morale”, che si rispetti ogni essere umano, in quanto persona, che le ricchezze della terra siano socialmente distribuiti. A livello personale faremo prevalere la ragione intelligente di coloro i quali amano e si preoccupano per le cose e di migliorare il mondo in cui vivono, convinti che ne meritiamo uno migliore. Dobbiamo formare coscienze civili più forti e ferme. Essere capaci di preservare il luogo dove viviamo, a cominciare dalla nostra casa. Far sì che atteggiamenti e iniziative, così come l’associazionismo civile, il volontariato, la solidarietà, la denuncia delle ingiustizie e il pagare le tasse si convertano in abitudine di vita. Abbiamo bisogno di comprendere l’altro, soprattutto il diverso, conoscerci meglio per essere più liberi e responsabili.

Le società devono essere più forti, più solide, più partecipi nei problemi mondiali e coscienti.

Il problema attuale l’abbiamo provocano noi e a noi tocca risolverlo.


Salvatore Falco e Gulliermo España Sotomayor


Punto d’incontro, il giornale della Societá Civile Italiana in Messico, Noviembre-Diciembre 2003, Anno XIV N.E., n.28, pp. 11-12.





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