È da alcuni anni che il cantautore napoletano Pino Daniele canta dell’anima "nera" di Napoli. I suoi testi e la sua musica sono sempre più vicini ai ritmi, suoni e cultura africana. Il suo ultimo successo "Medina" da atto di questa tendenza "Danieliana". Pino canta l’Africa di Napoli, quella fatta dei tantissimi immigrati che pullulano nella città partenopea e nelle campagne Campane soprattutto in estate, quando il ‘sol leone’ la rende molto simile alle città africane. La forza e la grandezza della sua musica e testi ci riportano non solo alla realtà di Napoli, ma a quella dell’Italia in generale. Non c’è angolo del nostro ‘Bel Paese’ in cui non vive un immigrato. Da un paese di emigranti siamo passati, in questi ultimi decenni, ad essere un paese preso di mira dai tantissimi immigrati, soprattutto clandestini che "cercano l’America" da noi. Le loro storie non sono tanto diverse da quelle di milioni d’italiani che hanno lasciato l’Italia nel corso dei secoli per cercare altrove un futuro migliore.
Pino con la sua musica ci ricorda che "c’è un solo modo per vivere: cercare di comprendere il clandestino che abbiamo nel cuore e il resto verrà, siamo tutti gente di frontiera".
Nella nostra realtà quotidiana non di rado capita di sentire lo slogan: "ognuno resti a casa propria". E intanto sorgono nuove intolleranze verso gli altri, in nome dell'idea di nazione, lingua, religione o colore della pelle.
Nel mondo, però, sono sempre di più le persone che vedono nell'attuale processo di "meticciato culturale" (scambio e arricchimento reciproci fra culture diverse) il futuro dell'umanità. Fra questi il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi quando, in occasione dell'inizio dell'anno scolastico 1999-2000, affermò: "sui banchi delle nostre scuole siedono, in numero sempre maggiore, ragazze e ragazzi immigrati in Italia con le loro famiglie. L'Italia è terra ospitale. La nostra storia è figlia dell'incontro di popoli diversi. Sappiamo fin dai tempi dell'antica Roma, che le nazioni capaci di accogliere ed integrare comunità differenti sono sempre le più prospere, le più libere".
Pino Daniele ci ricorda con la sua musica che "il razzismo non è espressione di libertà". Il razzismo nasce dalla paura e dall'ignoranza. Indifferenza, intolleranza, discriminazione razziale non sono istinti naturali. Per questo, è essenziale che i genitori educhino i figli alla convivenza. I genitori e la scuola devono far maturare nei bambini una coscienza libera da sentimenti di superiorità o inferiorità, origine-causa della paura e del rifiuto delle diversità. Tali concetti, infatti, non esistono nei bambini, ma vengono installati in loro dagli adulti attraverso un'educazione sbagliata.
Il razzismo fa parte della storia dell'uomo è come una malattia. Bisogna imparare a rigettarlo, a rifiutarlo. Dobbiamo pensare: "Se io ho paura dello straniero, anche lui avrà paura di me". Imparare a vivere insieme è la migliore arma contro l'intolleranza razziale.
Le reali diversità sono di tipo culturale e sociale. L'educazione che abbiamo ricevuto nell'infanzia ci rende differenti l'uno dall'altro. Ma questo non ci fa migliori o superiori, peggiori o inferiori in senso qualitativo.
L’inizio del nuovo millennio coincide con la nascita della nuova Europa. L’Europa dell’Euro non deve cadere nell’errore di chiudersi in se stessa e coltivare l’illusione di poter vivere separata e sorda ai problemi dell’umanità. La povertà e le crisi dei paesi del Sud del mondo ricadono direttamente sui paesi del Nord sviluppato; i milioni di migranti e di profughi che premono alle frontiere testimoniano quanto sia illusoria e sbagliata qualsiasi ipotesi di autosufficienza unilaterale. "Se Maometto non va alla montagna la montagna si muoverà", canta Daniele. Non vi possono essere benessere e sicurezza in Europa senza l’apertura di canali di immigrazione regolari e la predisposizione di politiche dell’integrazione e dell’accoglienza per gli stranieri che vivono e lavorano in Europa. Nè è pensabile una politica di coesione e d’integrazione sociale se nelle nostre città cresce il panico dell’insicurezza, se si perde la certezza del diritto e il rispetto della legalità.
L’Europa ha un ruolo fondamentale nella lotta contro la povertà del mondo. La cooperazione allo sviluppo rimane una voce ancora troppo piccola del bilancio dei paesi dell’Unione. Il debito dei paesi del Sud, la globalizzazione dell’economia, il protezionismo commerciale dei paesi sviluppati, la stessa rivoluzione tecnologica rischiano di chiudere le porte sul futuro di interi continenti, di grandi aree del mondo.
Il Mediterraneo deve essere, adesso più che in passato, un luogo di pace e di cooperazione, un polo dello sviluppo e del commercio fra i popoli, un crocevia e un simbolo della volontà di incontro e amicizia fra Nord e Sud del mondo.
L’immigrazione non è solo un problema, ma anche una grande risorsa culturale, sociale, economica per il nostro continente. Il fenomeno migratorio deve essere governato: non si può fare la deregulation sulle persone. E’ necessario avere flussi di ingresso regolari, contro la clandestinità e i trafficanti che lucrano sulla disperazione delle persone. Non chiudiamo la porta a chi chiede asilo perché fugge dalle guerre, dalla persecuzione politica, poliziesca, etnica o religiosa.
Nell’Europa del futuro non deve esserci spazio per la discriminazione sulla base del colore della pelle, dell’identità etnica o degli orientamenti sessuali delle persone. Una società sana e una democrazia libera hanno alla loro base il rispetto di uguali diritti e doveri di tutti i cittadini .
Salvatore Falco
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