Queste parole che un anno fa il Papa ha espresso nel saluto iniziale nell’aereoporto de La Habana, sono ancora vive nella mia mente e nel mio cuore. L’invito del Papa era rivolto a tutti e ad ognuno. Un invito a cercare insieme i cammini della verità, della giustizia e della solidarietà. Un invito, a realizzare la trasformazione delle coscienze e dei cuori abbattendo i muri dei pregiudizi e dell’indifferenza di fronte a un popolo che soffre per un regime che non ha più senso, dopo la caduta del comunismo in Europa. Un invito a costruire ponti di solidarietà, di condivisione con un popolo che vuole scrivere una sua nuova storia.
Sono stato a Cuba, terra definita da Cristoforo Colombo come "la più bella che gli occhi umani han visto", giusto un anno dopo quelle parole del Papa, rispondendo personalmente al suo invito. L’occasione mi si è presentata alcuni mesi fa quando ho conosciuto a Francisco Javier Torres, un giovane messicano promotore di un mini progetto di aiuto alla Parrocchia "Maria Ausiliatrice" dei Salesiani, nella zona vecchia de La Habana. Con lui e con altri venti giovani siamo partiti per Cuba il 27 di Dicembre scorso.
Lo scopo principale del viaggio era quello di fare arrivare alla Parrocchia generi di prima necessità come: medicine, vestiti, scarpe, giochi e caramelle per i bambini dell’oratorio parrocchiale. L’altro obbiettivo del viaggio era quello di portare un sorriso, un aliento e condividere giorni pieni di fede, amor, pace e speranza con i bambini e giovani dell’ oratorio.
Fin dal nostro arrivo abbiamo potuto costatare la accoglienza calorosa e amichevole, la alegria che caratterizza questi giovani. Il loro giovane spirito religioso, i loro affanni, le alegrie, la musica, le sofferenze e la loro storia, sono per me un ricordo indelebile e pieno di significato nella mia vita di missionario.
Ho conosciuto bambini e giovani alegri, sinceri, autentici, intelligenti e amanti della libertà, con spiccate capacità artistiche e creative. Disponibili sempre a intraprendere grandi e nobili imprese, che fanno le cose con grande passione e interesse. Quello che mi ha sorpreso di più è stata la loro capacità a superare le difficoltà e le contraddizioni. Non sono ricchi di cose materiali, vivono condizioni economiche difficili. Il paese sta vivendo una crisi economica spaventosa, soprattutto dopo la caduta della Unione Sovietica e a causa delle misure economiche restrittive imposte da fuori. Il vedere che non possono comprare il necessario per vivere, costretti a comprare i generi di prima necessita’ con una tessera, mi ha riportato indietro nel tempo e a immaginare quello che hanno vissuto molti dei nostri genitori e nonni durante il fascismo in Italia. La violenza più grave che subiscono ogni giorno da parte dell’ideologia socialista, è la frustrazione dei loro propri e leggittimi progetti e ideali, privati incluso molte volte della stessa speranza. Molti di loro sono comunisti per convenienza, ma critici di fronte al sistema. Mi diceva una ragazza dell’oratorio che a Cuba non esiste il "socialismo", ma il "sociolismo", perchè essere "socio" del sistema ti permette di vivere meglio. Questa èstata anche l’arma per cancellare ogni aspirazione religiosa dalla gente. Essere cattolico praticante significa non poter accedere agli studi, al lavoro anche se mal pagato (un maestro guadagna 10 dollari al mese). Il regime sa che esiste una profonda crisi d’identità tra i giovani per cui negli ultimi tempi sta riproponendo con ritmo martellante gli ideali e gli eroi della rivoluzione (il Che, Tania la guerrigliera, ecc.). In 40 anni il "sistema" ha solo cercato di distruggere le coscienze, creando un vuoto enorme: relativismo, inddiferenza religiosa, insufficiente dimensione morale, una vita senza senso, senza futuro che porta ai giovani a vivere senza senso, senza progetti, asfissiati per l’immediato e il subito. Tentati di arrendersi di fronte agli idoli della società dei consumi, affascinati dal suo luccichio fugace. Tutto questo porta a diverse forme di fuga dal mondo e dalla società; per non soccombere di fronte all’assenza di ideali, che conduce all’autodistruzione della propria personalità mediante l’alcolismo, il suicidio, la droga e la prostituzione.
Nonostante tutto ho visto tanta voglia di uscire da questo incubo che dura da 40 anni. Passando per una strada de La Habana e leggendo un murale che diceva a grandi lettere: "Noi crediamo nel socialismo!", domandavo al giovane che mi accompagnava: "E tu credi nel socialismo?", come risposta ricevevo un sorriso ironico e alla domanda: "E credi in Dio?", mi rispondeva sorprendentemente: "Meno male che Lui esiste!" .
Lasciando questa terra amata, porto con me un ricordo indimenticabile dei giorni trascorsi laggiù e la certezza che un giorno tutto finirà, con una grande speranza nel futuro di questi giovani e della loro patria.
Salvatore Falco
Pubblicato in "Redenzione" 1999. Napoli

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